Per il quarto anno consecutivo crolla la produzione del miele

2' di lettura 12/09/2020 - Attenzione ai prezzi bassi e ai prodotti cinesi.

E' un grido di dolore quello della CIA Umbria, per quanto riguarda la produzione di miele, che per il quarto anno consecutivo vede la produzione dimezzata ovunque, con punte addirittura del 70% in alcune zone del territorio regionale. L'allarme è anche per la probabile invasione di miele estero sui scaffali della Gdo a scapito dei nostri apicoltori, veri guardiani della biodiversità. Il perché di così poco miele lo spiega Tiziano Gardi, docente del corso di Apicoltura come attività zootecnica l’Università di Perugia e presidente della Commissione tecnico dell’albo nazionale allevatori api italiane, nonché apicoltore: "con colonie che avevano immagazzinato più di 40 chili di miele. Tutto è cambiato in pochi giorni: il ritorno del maltempo e del freddo in primavera hanno causato lo stop delle produzioni frutticole. In risposta, le api hanno mangiato il miele prodotto.

Dopo, la siccità di giugno ha bloccato la fioritura delle piante e per istinto di sopravvivenza le colonie si sono ridotte in tutta l’Umbria, tranne nella zona dell’Alta Valle del Tevere, Assisi e la parte alta di Todi, dove il clima è stata più fresco. Tirando le somme, siamo in sofferenza per il quarto anno di fila, effetto del cambiamento climatico in atto e della parassitosi causata dall’acaro Varroa, che sfrutta questi momenti di sofferenza delle colonie per indebolirle ulteriormente". tesi confermata da Virginia Ruspolini, 29 anni, titolare dell'azienda, nella zona di Marsciano, "Api in Campo": "L’attività che ho aperto nel 2015 va avanti, stiamo facendo importanti investimenti sugli immobili per costruire il nostro laboratorio, ma è sempre più dura. La soluzione, per me, è diversificare e unire l’apicoltura con l’agricoltura pura.

Per questo, oltre a coltivare legumi e cereali antichi, con alcune associazioni aprirò alla didattica, per far capire ai ragazzi l’importanza delle api per preservare la biodiversità e la bellezza del nostro territorio. Non possiamo più puntare solo sulla produzione". Per Matteo Bartolini, Presidente della CIA Umbria,: "la scarsità di produzione di miele umbro, e italiano in generale, porterà nei supermercati miele di importazione, Cina in primis, che non ha alcuna garanzia sanitaria rispetto alle produzioni locali. Sono mieli prodotti con l’uso di antibiotici in zootecnia, che possono contenere sostanze contaminate e altamente inquinanti. I nostri mieli, invece, sono controllati in modo rigoroso dalle Asl e dalla legge italiana".






Questo è un articolo pubblicato il 12-09-2020 alle 06:58 sul giornale del 14 settembre 2020 - 305 letture

In questo articolo si parla di attualità, umbria, articolo, Danilo Bazzucchi

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